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Ibelin e la sua vita straordinaria

Ibelin e la sua vita straordinaria

Ho recentemente guardato “La vita straordinaria di Ibelin” su Netflix, un documentario che racconta la storia di Mats Steen, un giovane norvegese affetto da distrofia muscolare di Duchenne.

Nonostante la sua condizione lo confinasse fisicamente, Mats ha trovato nel mondo virtuale di World of Warcraft un luogo dove vivere pienamente attraverso il suo avatar, Ibelin.

La narrazione di Mats mi ha profondamente toccato, evidenziando come i mondi virtuali possano offrire una via di fuga e un senso di appartenenza a chi, nella realtà, si sente isolato.

Nel gioco, Mats non era limitato dalla sua malattia; poteva esplorare, combattere e, soprattutto, connettersi con altri giocatori, costruendo relazioni autentiche e significative.

Quello che rende la storia ancora più incredibile è ciò che è accaduto dopo la sua morte.

I genitori di Mats, convinti che il figlio vivesse una vita solitaria e isolata, si sono ritrovati di fronte a una scoperta straordinaria: Mats aveva costruito una rete di amici virtuali che lo amavano profondamente.

Dopo la sua scomparsa, il padre di Mats, Terje Steen, ha scritto un messaggio su un blog per informare chiunque lo conoscesse online della morte del figlio. Non poteva immaginare cosa sarebbe successo di lì a poco.

La risposta è stata travolgente: centinaia di messaggi da ogni parte del mondo hanno inondato la famiglia, pieni di gratitudine, affetto e dolore per la perdita di un amico speciale.

I giocatori di World of Warcraft hanno raccontato ai genitori di Mats chi era realmente Ibelin: un leader carismatico, un amico fidato, una persona capace di donare gioia e conforto a chi lo circondava. Nonostante non si fossero mai incontrati di persona, queste persone consideravano Mats un compagno di vita, qualcuno con cui avevano condiviso momenti intensi e preziosi.

I genitori di Mats, inizialmente scettici sul valore delle amicizie virtuali, si sono resi conto di aver sottovalutato l’impatto che il figlio aveva avuto sugli altri. Hanno scoperto che Mats non era mai stato solo: aveva vissuto intensamente attraverso il suo avatar, creando legami che superavano i limiti del corpo e dello spazio. Questo ha cambiato radicalmente la loro percezione, portandoli a comprendere che la realtà di Mats era ben più ricca e significativa di quanto avessero mai immaginato.

Questo solleva importanti riflessioni psicologiche.

La capacità di creare e vivere attraverso un avatar permette a individui con limitazioni fisiche di sperimentare una forma di libertà altrimenti inaccessibile. Tuttavia, c’è il rischio che il mondo virtuale diventi un rifugio esclusivo, allontanando ulteriormente dalla realtà fisica. È essenziale trovare un equilibrio, riconoscendo il valore terapeutico dei mondi virtuali senza trascurare le interazioni nel mondo reale.

La storia di Mats ci ricorda che le connessioni umane possono trascendere le barriere fisiche e che l’empatia e l’amicizia possono fiorire in qualsiasi ambiente, reale o virtuale. È un invito a riconsiderare i pregiudizi sui videogiochi e a riconoscere le potenzialità positive che essi possono offrire.

“La vita straordinaria di Ibelin” non è solo la storia di un giovane che ha trovato una via di fuga nel mondo virtuale, ma anche una testimonianza del potere delle connessioni umane e della resilienza dello spirito umano. Un promemoria che, indipendentemente dalle nostre circostanze, possiamo trovare modi per connetterci, crescere e vivere pienamente.

Buona visione!

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